Freaky Surf Movement nasce dall’idea di studiare il movimento attraverso strumenti come surf e surfskate. Sempre più atleti, coach e scuole cercano strumenti utili per lavorare sulla qualità del movimento, sulla consapevolezza tecnica e sulla capacità di trasferire alcuni principi motori tra discipline diverse.
È in questo contesto che nasce Freaky Surf Movement, progetto fondato nel 2019 da Riccardo Curzi e Jessica Sembroni, sviluppato attraverso un percorso legato al surf, al surfskate e all’analisi del movimento.
L’idea alla base del metodo è chiara: prima ancora della singola manovra, è il movimento a dover essere compreso, costruito e reso efficace.
Una progressione didattica chiara

Uno degli aspetti più interessanti di Freaky Surf Movement è la presenza di una progressione didattica strutturata.
Il percorso parte dal lavoro su terreno pianeggiante, dove vengono costruite le basi: equilibrio, postura, controllo della tavola, generazione della velocità e gestione della linea.
Successivamente vengono introdotte situazioni più complesse, come piani inclinati e strutture da skatepark, che aggiungono nuove variabili legate alla velocità, allo spazio e alla lettura della traiettoria.
Ogni fase è collegata alla successiva, creando un percorso progressivo e coerente, pensato per accompagnare l’allievo nello sviluppo delle proprie competenze.
Dal training alla qualità del movimento

Il punto centrale del metodo è il trasferimento delle abilità.
Le capacità sviluppate durante l’allenamento vengono utilizzate per migliorare controllo, fluidità e consapevolezza del gesto, senza confondere il surfskate con il surf.
Le due discipline restano differenti, con contesti, tempi e richieste specifiche. Ma proprio per questo possono dialogare in modo intelligente, se inserite all’interno di un metodo chiaro.
In un panorama sportivo sempre più orientato alla qualità del movimento, Freaky Surf Movement rappresenta un esempio interessante di come tecnica, progressione didattica e pratica possano convivere all’interno di un sistema strutturato.
Dal flat alla rampa, fino all’acqua
Il valore di una metodologia come quella proposta da Freaky Surf Movement sta proprio nella capacità di costruire un percorso ordinato.
Si parte dal flat, dove l’allievo può isolare i fondamentali: equilibrio, postura, ritmo, controllo della tavola e generazione della velocità. Si passa poi a contesti più dinamici, come piani inclinati, rampe e strutture da skatepark, dove entrano in gioco traiettorie, timing, lettura dello spazio e gestione della velocità.
Il punto finale non è copiare una manovra vista in acqua, ma costruire una base motoria più solida, consapevole e trasferibile.
Il surfskate, usato in questo modo, non è una scorciatoia per imparare a surfare. È uno strumento tecnico. Un mezzo per lavorare sulla qualità del movimento, sulla coordinazione e sulla capacità di collegare corpo, tavola e linea.
Ed è qui che il metodo fa la differenza: non nel promettere risultati facili, ma nel dare una direzione chiara al lavoro.
Perché allenare il surf fuori dall’acqua non significa imitare il surf.
Significa capire meglio come ci si muove.







